I soggetti in condizioni di obesità sono molto esposti al rischio di sviluppare patologie ad essa collegate. Una di queste è il diabete mellito (DM). È stato osservato che tale rischio è maggiore quando, oltre all’obesità, il soggetto conduce uno stile di vita sedentario. Data la forte prevalenza di questa condizione negli ultimi anni, è stato addirittura coniato un termine per descriverla: DIABESITÀ.
I principali alleati, sia per ridurre le probabilità di insorgenza che per limitare eventuali complicanze, sono:
- alimentazione controllata;
- pratica di attività fisica adattata alla condizione del soggetto.
Considerando i dati ISTAT, si nota che, nella fascia di età 45-64 anni:
- 28,9% degli uomini diabetici è obeso;
- 32,8% delle donne diabetiche è obesa.
Questi dati evidenziano la forte relazione che esiste tra queste due condizioni patologiche.
Questa situazione spesso inizia a prendere forma già in età infantile. Studi hanno dimostrato come la presenza di obesità in età infantile e/o adolescenziale è un fattore predisponente verso l’obesità in età adulta. Considerando che in Italia circa 1 bambino su 4 è obeso, si potrebbe ipotizzare un aumento significativo del rischio nella popolazione adulta.
Questo rischio può essere ridotto mettendo in atto strategie preventive mirate, sotto la guida di personale specializzato. Tra queste, un ruolo centrale è svolto dal rispetto di uno stile di vita sano e attivo. Alimentazione adeguata e attività fisica adattata prendono il ruolo di attori principali.
Purtroppo, ad oggi i numeri sulla pratica di attività fisica risultano preoccupanti.
Infatti, tra i soggetti con età compresa tra 45 e 64 anni:
- 47,5% degli uomini diabetici non pratica attività fisica nel tempo libero;
- 64,2% delle donne diabetiche non pratica attività fisica nel tempo libero.
L’esercizio fisico dovrebbe essere alla base del trattamento di un soggetto diabetico.
Infatti:
- Favorisce il controllo del peso;
- Ha effetto ipoglicemizzante;
- Migliora la sensibilità insulinica;
- Migliora il profilo cardiovascolare.
La carenza di interventi preventivi, sia a livello primario che secondario, favorisce il precoce sviluppo di ulteriori condizioni patologiche e un più rapido peggioramento del quadro clinico del soggetto.
A cura di Di Manno Mattia.